de Fonseca Pimentel

 

     

Eleonora de Fonseca Pimentel
     


Qual biasimevole contrasto opponete ora Voi a' vostri avoli de' tempi del gran Masaniello! Senza tanto lume di dottrine e di esempj, quanti ora ne avete, diè Napoli le mosse, proseguirono i vosti avoli, insorsero da per tutto contra il dispotismo, gridarono la Repubblica, tentarono stabilir la democrazia, e per solo ragionevole istinto reclamarono i diritti dell'Uomo. Ora proclamano l'uguaglianza, e la democrazia i nobili, la sdegnano le popolazioni!
(dal Monitore Napoletano n. 11, 1799 - riferendosi all'opposizione dei ceti umili di Napoli al governo repubblicano del 1799)

Eleonora de Fonseca Pimentel

Eleonora de Fonseca Pimentel nasce a Roma il 13 gennaio 1752, in via di Ripetta 22, da nobili portoghesi. A dieci anni la famiglia si trasferisce a Napoli e grazie allo zio, l'abate Antonio Lopez, studia greco e latino e scrive poesie giovanili di gusto arcadico.

A 18 anni invia a Metastasio i suoi primi componimenti e inizia con lui una corrispondenza durata fino alla morte del poeta. La fanciulla è molto intelligente e precoce, ed intrattiene rapporti e corrispondenze epistolari con i maggiori letterati europei, da Voltaire a Goethe ed a Filangieri.

Frequenta la casa di Gaetano Filangieri ove incontra Domenico Cirillo, Ferdinando Galiani, il massone Antonio Jerocades, Mario Pagano, Francesco Conforti, Melchiorre Delfico, Carlo Lauberg, Gabriele Manthonè e Ignazio Ciaia. Entra nell'Accademia arcadica dei Filaleti col nome di Epolifenora Olcesamante. Per il matrimonio di Ferdinando IV e Maria Carolina scrive Il tempio della gloria e per la nascita del loro primo figlio maschio, La nascita di Orfeo.

Per i suoi meriti viene ricevuta a Corte dove le viene concesso un sussidio come bibliotecaria della Regina.

Stabilisce rapporti epistolari con Voltaire e si abbona all' Encyclopédie del Diderot.

Nel 1778 Eleonora sposa il capitano Pasquale Tria de Solis, ma il suo sarà un matrimonio infelice. Nel giugno del 1779 perde il figlio Francesco di appena otto mesi, e poco dopo, perde un altro figlio per aborto procurato dalle percosse del marito dal quale riuscirà a separarsi nel 1786.

Nel 1789 scrive Componimenti poetici per le leggi date alla nuova popolazione di San Leucio da Ferdinando IV. Poco dopo un sonetto in dialetto per l'abolizione della Chinea.

Gli ideali della rivoluzione Francese infiammano lo spirito anche di Eleonora che si getta nell'impegno politico per l'affermazione della libertà e per il progresso delle classi meno fortunate, tanto da introdurre nascostamente, durante un ricevimento a Corte, alcune copie in italiano del testo della Costituzione approvata dall'Assemblea francese.

Nel dicembre del 1792, quando giunge a Napoli la flotta francese per ottenere il riconoscimento della recente Repubblica Francese, la Pimentel è tra gli ospiti del comandante La Touche-Treville e finisce sui registri della polizia borbonica

Il 5 ottobre del 1798 la polizia le perquisisce casa e poiché vengono rinvenute alcune copie dell'Encyclopédie la arrestano e la portano nelle dure carceri della Vicaria. Riacquista la libertà nei primi giorni del 1799 durante il periodo di anarchia popolare succeduto a Napoli dopo la fuga del Re e della Corte a Palermo.

Partecipa alla conquista del forte di Castel Sant'Elmo e alla proclamazione, il 21 gennaio 1799, della Repubblica Napoletata "una e indivisibile".

Per diffondere gli ideali della rivoluzione e della neonata repubblica, Eleonora accetta, su invito del Governo Provvisorio, l'incarico di dirigere il primo periodico politico di Napoli: Il Monitore Napoletano.
Un foglio con atti e comunicati del Governo, ma assolutamente indipendente, come quando si tratta di denunciare le ruberie francesi con appassionati editoriali della stessa Pimentel. Del Monitore Napoletano verranno stampati 35 numeri bisettimanali dal 2 febbraio all'8 giugno.
Quando le orde del Cardinale Ruffo giungono alle porte di Napoli e si capisce che la Repubblica sta per morire, si rifugia in S.Elmo e finisce nella lista dei capitolati. Ferdinando, come è noto, non rispetterà la capitolazione ed Eleonora verrà condannata a morte per avere osato parlare e scrivere contro il Re. Sale al patibolo il 20 agosto e prima di morire cita Virgilio: " Forsan et haec olim meminisse juvabit " ( Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo)

Gli storici riferiscono che il corpo di Eleonora de Fonseca Pimentel fu seppellito in una piccola Chiesa nei pressi di Piazza Mercato dedicata a S. Maria di Costantinopoli. Purtroppo si ritiene che questa Chiesetta sia stata demolita e s'ignora se poi, quando e dove le salme sepolte siano state trasferite. Anche Benedetto Croce, che fu molto amico di un suo nipote, l'avvocato Raffaele Fonseca, morto più che ottantenne, non riporta di più. In nota riferisce ”Il corpo della giustiziata fu sepolto il 21 agosto nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli”.

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